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Spantik - Titolo

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Luogo: Valle Hunza in Pakistan
Obiettivo: Golden Pillar dello Spantik, una bellissima e difficile montagna di 7.028m
La spedizione

Appuntamento alla fine di maggio a Islamabad. Lì Manu Guy e Manu Pellissier, giunti in anticipo sugli altri, avevano già sistemato gli adempimenti burocratici. La capitale del Pakistan, infatti, è famosa per la sua… 'lentezza'.

Saltati su un minibus dell’agenzia "North Pakistan", del simpaticissimo Ishaq Ali, i 5 hanno raggiunto Chilas seguendo, nel caldo soffocante dell’estate pakistana, la mitica "Karakorum Highway'. Il giorno seguente trasbordo sulle jeep e arrivo al villaggio di Hoppar a 2.800 metri di quota. E' la fine della strada carrozzabile: da qui sono necessari altri due o tre giorni di marcia per arrivare ai 4.600 metri del campo base ai piedi dello Spantik.


Spantik di notte, Pakistan
Lo Spantik en nuit.

Così dopo soli 5 giorni dalla partenza da casa il gruppo è già al campo base. Un bene data la scarsità di tempo a disposizione, un male se si pensa allo sforzo compiuto. Sforzo che ha contribuito, insieme a problemi di acclimatazione, a 'spezzare' alcuni componenti della spedizione. Tra questi Erik Svab che lasciato il campo base per scendere e riprendere le forze una volta in valle decideva, per questioni di salute, di non tornare sulla montagna.

Terminata l'acclimatazione gli alpinisti si dividono in due team: una cordata tutta russa (Alexander Klenov e Mikhail Davy) che intende aprire una via nuova e opta per uno stile di salita più lento ma più sicuro, e una cordata ‘internazionale’ che sceglie lo 'stile alpino' e la ripetizione della via Inglese del 1987.

Questo secondo gruppo composto da Manu Guy, Manu Pellissier, Atilla Ozsvath e Marko Prezelj comincia la salita il 7 giugno e, dopo la prima parte tecnicamente più facile, giunge in cima alla cresta nevosa che porta nel cuore della parete, sotto la parte più ripida del pilastro sommitale. Dopo aver arrampicato tutto il giorno su pendenze tra i 40 e i 60 gradi, bivaccano nei pressi della terminale sul nevaio sospeso.


Spantik, Pakistan
Il versante Nord-Ovest dello Spantik

Il giorno dopo vengono raggiunti dai due russi, più lenti visto che si trascinavano dietro oltre al materiale e ai viveri anche i portaledge. Il tempo è brutto e insieme aspettano un miglioramento. Ma non succede e la cordata ‘internazionale’ decide di scendere. I russi invece insistono: continuano ad arrampicare seguendo una linea nuova sulla parte destra del pilastro, a sinistra della via Inglese.

Il 12 giugno, la cordata ‘internazionale’ riparte dal campo base. (Intanto Alexander Klenov e Mikhail Davy, che bivaccano nei portaledge, hanno continuato inesorabili la loro via nuova, anche con il brutto tempo). Manu Guy, Manu Pellissier, Atilla Ozsvath e Marko Prezelj risalgono e bivaccano nuovamente sul nevaio sospeso. Poi continuano sempre lungo la via Inglese superando in dry-tooling i tratti più difficili e raddrizzandone la linea. Bivaccano sul pilastro e poi ancora proprio sotto la sua cima.

Il 3° bivacco è il peggiore: manca lo spazio per montare le tendine e passano la notte appesi alla sosta. Ancora 300 metri di dislivello per circa due chilometri di sviluppo e poi, il 15 giugno, raggiungono la cima. Ancora un bivacco sulla via di discesa e il 16 giugno, dopo 5 giorni e 4 notti, l'avventura della 'cordata internazionale' si conclude al campo base.

I due Russi nel frattempo continuano a salire. Arrivano in vetta il 18 giugno. Il loro nuovo itinerario si sviluppa autonomamente per più di 1.000 metri con difficoltà di 7a/A3 per 25 lunghezze (tra i 40 e 50 metri ciascuna) superate senza preparazione della via, senza corde fisse e senza spit.

Il team



  Alexander Klenov e Mikhail Davy
37 e 33 anni, da Ekaterinburg, Russia.
Non si può presentarli separatamente, poiché la loro cordata da otto anni funziona alla perfezione. 2 volte Campioni di alpinismo nella ex Unione Sovietica. 4 volte campioni di alpinismo in Russia.





 Manu Guy e Manu Pellissier
27 e 25 anni, francesi; Guide Alpine, lavorano entrambi per la FFME (Federazione francese per la montagna e l’arrampicata), arrampicano in giro per il mondo da 8 anni.





  Attila Ozsvàth
44 anni, ungherese, da più di 20 anni dedica la sua vita alle montagne e all’alpinismo. Tra le sue migliori salite c’è una via nuova sulla parete Nord del Thalay Sagar nel 1991.





  Marko Prezelj
34 anni, di Kamnik, Slovenia, ingegnere chimico. Fotografo, operatore TV, pubblicitsta, ottimo alpinista polivalente, vincitore del “Piolet d' Or” per la prima salita del Sud-ovest del Kangchendzenga (8.476 m) nel 1991.





  Erik Svab
29 anni, italo/sloveno di Trieste, poliglotta (parla sette lingue), collabora con le maggiori riviste del settore, italiane e straniere, con stazioni radio e televisive e.




"Un ringraziamento va a tutti quelli che hanno aiutato la Spedizione internazionale "Spantik 2000" con materiale o contributi finanziari: FFME, Montura, Grivel, Kong, Lizard, Papi Sport, Simond, La Sportiva, Millet, Cassin, Beal, Alvo Titanium, Manaraga."




Informazioni
www.spantik.com

Erik Svab
Strada del Friuli 251 - 34136 Trieste (Italy)
Tel: +39-040-44633 - Cell. +39-335-6306067
E-mail: esvab@tin.it

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