La spedizione Kanghiatse ‘98, patrocinata dalla SEM Milano e organizzata dalle Guide Alpine Milano, ha preso il via il 20 agosto 1998 con il volo di trasferimento Milano - Delhi in coincidenza, si fa per dire visto che 8 ore sulle poltrone dell’Indira Gandhi International Airport insidiati dall’aria condizionata non passano in fretta, con il volo interno Delhi - Srinagar. Dopo una notte a Srinagar, bellissima cittadina di barconi galleggianti sul Dal Lake, ci siamo trasferiti nuovamente in aereo a Leh, lasciandoci alle spalle la paura di una città in guerra. Leh, piccola città nel mezzo di un deserto di montagne aride e brulle, è la capitale del Ladakh, estremo lembo nord orientale dello stato indiano di Jammu & Kashmir, eternamente conteso a suon di cannonate da India e Pakistan. La cittadina sorge a 3500m, per cui ci siamo fermati tre giorni per acclimatarci e per recuperare dal viaggio.

Qualche bel monastero ancora potente, come Likir o Thikse, alternato a scivolosi massaggi Ayurvedici si sono alternati nelle nostre giornate di riposo.

Il 25 agosto, con un piccolo bus affittato, ci siamo spostati a Stok, villaggio rurale a sud della Valle dell’Indo, dove abbiamo trovato i cavalli con relativi horsemen, il cuoco e l’aiuto cuoco che ci avrebbero accompagnati per 15 giorni. Da Stok siamo partiti per i 7 giorni di trekking che attraverso due passi a 4900m ci hanno portati al campo base a 4800m sotto il Kanghiatse, la nostra montagna. I lunghi giorni del trekking densi di avventure, fatica, sudore e vesciche sono scolpiti in modo incancellabile nei ricordi di ciascuno e aspetteranno le lunghe giornate di festa dell’inverno cittadino per essere rievocati aspettando la neve che non cadrà più.

Il campo base sorgeva presso un’ansa di un affluente del Markha River in posizione assolata e tranquilla, su un pallido praticello, ed eravamo, aspetto insolito e delizioso, l’unico gruppo presente nell’ intera vallata. Dopo una mezza giornata di riposo, il giorno seguente abbiamo cominciato il trasporto dei carichi fino alla fine dello sperone roccioso dove cominciava la neve e il ghiaccio. La salita era abbastanza faticosa, lungo una pietraia ripida e disagevole. Abbiamo lasciato i carichi a 5400m in un anfratto della roccia e dopo alcune ore di sosta per acclimatarci e per aspettare Franz che è salito sbuffando come un treno a vapore, siamo ridiscesi tutti al base. L’indomani il gruppetto di sei alpinisti sopravvissuto a dissenteria, mal di montagna ed insolazioni varie è partito portando con se due tende da tre posti smontate al campo base. E’ passato nuovamente al deposito dove è stato raccolto il materiale lasciato il giorno precedente, ed è salito ancora a montare il campo 1 a 5800m sopra l’enorme seracco che rappresenta l’unico tratto pianeggiante dello sperone Nord-Est del Kanghiatse.
Soliti problemi per preparare la cena, tende in discesa e freddo pungente come in ogni spedizione che si rispetti e notte al campo 1. Partenza il giorno dopo per la vetta, aspettando che il sole scaldasse almeno un poco le nostre tende gelate. Le difficoltà della parete terminale si sono rivelate superiori al previsto con molto ghiaccio affiorante ed inclinazioni sui 40-45° con un tiro tra i seracchi a 50°. Abbiamo impiegato 6 ore per superare i 600 metri di dislivello dal campo 1 alla vetta, un po’ lenti? E siamo sbucati sui 6402m della vetta alle due del pomeriggio. L’impegnativa discesa fatta con calate ed arrampicata in discesa oltre ad una corda doppia di 50m ci ha riportato al campo 1 dove abbiamo trascorso la seconda notte. Quindi la mattina presto, inondati da una magica luce autunnale, è stato smontato tutto e siamo ridiscesi al base.

Nei giorni successivi un altro gruppo ha tentato la salita in giornata dell’anticima del Kanghiatse, posta proprio sopra il campo base, ma ha rinunciato per problemi fisici a circa 5200m.
Il ritorno a Leh si è svolto poi in tre giorni tra cui la sosta di un giorno ad Hemis, villaggio famoso per l’omonimo monastero buddista, uno dei più antichi del Ladakh. Alla fine del viaggio erano previsti due giorni a Delhi, capitale dell’India, per visitare i templi induisti, le tombe delle dinastie che regnarono sull’India e gli altri monumenti che fanno di Delhi una città affascinante e ricca di storia. Un primo passo, piccolo, lento ma deciso, verso un sogno che forse raggiungeremo o forse no, ma che comunque ci spinge ad avere pazienza. Un piccola soddisfazione anche , e le prime sensazioni legate al mondo dell’alta quota.

"Ma se stavo benissimo, non potremmo andare l’anno prossimo al Cho Oyu?"
 


Maggiori informazioni sul progetto 'Cinque anni per un 8000' possono essere richieste contattando la guida alpina Nicolò Berzi all'indirizzo email

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