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Islanda, traversata solitaria Vatnajokull
di Paolo Mantovani


Islanda, traversata solitaria Vatnajokull


7 Marzo
Nevica! Non c’è vento e fiocchi soffici scendono leggeri. Il bianco è ovunque. Passo la mattina a giocare a nascondino con il sole; solo a tratti riesco ad orientarmi seguendone la direzione. Whiteout. Entro in una zona dove il vento ha costruito dei sastrugi più grossi di quelli che ho incontrato fin qui, la progressione diventa faticosa. L’assenza del sole e la fatica mi rendono nervoso. Per la prima volta da quando sono partito mi lascio andare ad un’imprecazione. Quasi volesse mettermi alla prova, dopo un’assenza prolungata, ricompare nel biancore che mi circonda un leggero alone dorato: la mia guida è tornata. Sento un nuovo vigore e riparto quasi con rabbia. Adesso so che oggi arriverò al termine del plateau!
Intravedo davanti a me le montagne che annunciano l’ultima parte del percorso, prima confuse nella nebbia, poi sempre più nitide. La discesa dello Skaftafelljokull.
Non riesco a gioire del risultato; vivo le sensazioni in modo distaccato. Ogni decisione in questo momento mi costa fatica. Percepisco la rottura dell’equilibrio che avevo raggiunto. Nuovi spazi mi si fanno incontro e sono pervaso da una sottile inquietudine che non mi rende tranquillo; mi sento vulnerabile.

8 Marzo
Il vento ha soffiato tutta la notte. Mi sveglio alle 7,30 e per la prima volta riesco immediatamente ad uscire dal sacco a pelo per iniziare i preparativi. Mi sento eccitato, ma al tempo stesso nervoso. Cerco di imporre ai miei gesti un ritmo più rilassato. Rompo la cerniera del telo che chiude la slitta.
La seraccata. Mi rendo conto che c’è molta meno neve dell’anno scorso ed il paesaggio è totalmente cambiato. Crepacci aperti ovunque e torri di ghiaccio sembrano chiudermi ogni possibilità di discesa. Devo cambiare tattica: lasciata la slitta, procedo solo con un piccolo zaino alla ricerca del cammino migliore; tornerò indietro dopo. Non si tratta solo di scendere cercando di non cadere in una delle trappole del ghiacciaio, devo anche trovare il percorso per i miei 80 chili di bagaglio! Dopo un primo momento quasi di panico, faccio l’abitudine a quest’ambiente ostile; affronto i problemi con calma metodica trovando una soluzione ad ognuno. Sto guardando un film di cui sono al tempo stesso il protagonista.
Verso sera assicuro la slitta ad un chiodo da ghiaccio e mi avvio verso la civiltà che mi aspetta a 3 ore di distanza; sogno una doccia calda e una cena seduto ad un tavolo. Saluto la mia fedele compagna di viaggio; mi sento quasi colpevole nell’abbandonarla, anche se solo per questa sera. Esco dal ghiacciaio e metto piede sulla morena. Vorrei lasciarmi andare, urlare che ce l’ho fatta! Non ci riesco, l’abitudine a controllare le mie emozioni ha ancora una volta il sopravvento.

9 Marzo
Le vesciche che mi affliggono da qualche giorno mi fanno un male terribile. Zoppico e non riesco a trovare il ritmo del mio cammino.
Nella mia testa la traversata è finita, oggi devo solo recuperare il materiale. Ritrovo la slitta dove l’avevo lasciata ieri, ma oggi è meno docile, quasi fosse arrabbiata con me. Devo stare attento: l’ultima parte del ghiacciaio è ripida ed è solo a fatica che riesco a condurre la mia “compagna di viaggio” fino in basso. Una serie di viaggi mi consentono di portare tutto il materiale sul bordo della strada, dove più tardi lo recupererò con l’aiuto di una jeep.
Mentre mangio guardo fuori, da dietro i vetri della sala ristorante. Vivo in una dimensione distaccata, quasi fuori dalle cose che ho intorno; lontano dalle persone che mi circondano. I miei occhi fissano il vuoto; sento che si stanno inumidendo leggermente.
Fuori sta nevicando.





Islanda

PRIMA TRAVERSATA INVERNALE SOLITARIA DEL GHIACCIAIO VATNAJOKULL
da Nord (Kverkjokull) a Sud (Skaftafellsjokull)



Islanda, traversata Vatnajokull

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"La seraccata. Mi rendo conto che c’è molta meno neve dell’anno scorso ed il paesaggio è totalmente cambiato. Crepacci aperti ovunque e torri di ghiaccio sembrano chiudermi ogni possibilità di discesa. Devo cambiare tattica: lasciata la slitta, procedo solo con un piccolo zaino alla ricerca del cammino migliore; tornerò indietro dopo. Non si tratta solo di scendere cercando di non cadere in una delle trappole del ghiacciaio, devo anche trovare il percorso per i miei 80 chili di bagaglio!

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Nella mia testa la traversata è finita, oggi devo solo recuperare il materiale. Ritrovo la slitta dove l’avevo lasciata ieri, ma oggi è meno docile, quasi fosse arrabbiata con me. Devo stare attento: l’ultima parte del ghiacciaio è ripida ed è solo a fatica che riesco a condurre la mia “compagna di viaggio” fino in basso."


Islanda, traversata solitaria Vatnajokull


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