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Islanda, traversata solitaria Vatnajokull
di Paolo Mantovani


Islanda, traversata solitaria Vatnajokull


5 Marzo
Anche stanotte ho riposato poco. Freddo e brividi non mi hanno abbandonato un momento; probabilmente sono la conseguenza delle due giornate estremamente faticose che ho passato. Sono ansioso e curioso al tempo stesso, di misurarmi con il grande plateau che ho davanti. La giornata è meravigliosa e trovo il tempo di fare alcune riprese con la videocamera. Il sole mi mette di buonumore e durante le progressione non smetto di pensare a chi non è qui. Vorrei urlare la mia gioia, ma so che la presenza di qualcuno non mi permetterebbe di vivere le stesse sensazioni, quelle sensazioni per cui ho deciso di partire da solo.
Piano piano mi avvicino al sottile strato di nubi che, dolcemente appoggiate sulla superficie del ghiacciaio, impediscono al mio sguardo di raggiungere l’orizzonte lontano. Nel pomeriggio mi ritrovo in pieno whiteout (quella situazione di luce, tipica delle grandi distese glaciali, in cui non si distingue nulla davanti a se; terra e cielo sono delle stesso biancore indefinito).
Nella tranquillità della tenda cerco di pianificare i prossimi giorni. Sono partito per un viaggio che poteva durare anche tre settimane, ed ora che lo sento indirizzato verso una riuscita ben più veloce, cerco di metterci il minor tempo possibile. In realtà l’esperienza è bellissima e vale la pena viverla in ogni suo momento, ma la mia cultura, le abitudini acquisite in anni di vita, non si cancellano tanto facilmente. A differenza della prima volta, in cui riuscii a vivere più serenamente il trascorrere del tempo, mi accorgo che oggi il risultato, l’obiettivo personale che mi sono preposto mi condizionano.
Stasera, per la prima volta, ascolto un po’ di musica.

6 Marzo
Ognuno di noi ha le sue debolezze; ci sono cose che non vorremmo mai fare. Alla mattina, uscire dal sacco a pelo caldo, per iniziare una giornata nel freddo umido della tenda, mi richiede molta fatica; così cerco mille scuse per rimandare quanto più possibile questo momento. Fuori la visibilità è nulla, così decido di continuare a dormire. Quando mi risveglio è già tardi ed un pallido sole riesce a perforare il poco consistente strato di nuvole.
Mi oriento con il sole, controllando solo di tanto in tanto la direzione con il GPS. Camminare verso la luce mi rassicura, sento qualche cosa di simbolico in questa energia che mi guida e verso la quale mi dirigo. Ogni due ore faccio una pausa brevissima per ingerire due tavolette energetiche e bere una tazza di the caldo.
Raggiungo il punto in cui, secondo le indicazioni del GPS, lo scorso anno avevamo dormito. Contrariamente al solito lo raggiungo esattamente; mi pervade una sensazione strana, come se i compagni di allora fossero presenti per un attimo. Nel pomeriggio si profila davanti a me una linea di colline. Passo le restanti ore di cammino nel vano tentativo di raggiungerne la base. Alla fine mi dichiaro sconfitto; ancora una volta il miraggio delle distanze mi ha ingannato. Guardo il GPS. La rincorsa non è stata vana: alla fine della giornata ho percorso 18 chilometri quasi senza accorgermene.
I miei gesti acquistano sicurezza ogni giorno di più. Sono veramente entrato nel ritmo della traversata. La pressione è in crescita e non vedo cosa mi possa fermare.





Islanda

PRIMA TRAVERSATA INVERNALE SOLITARIA DEL GHIACCIAIO VATNAJOKULL
da Nord (Kverkjokull) a Sud (Skaftafellsjokull)



Islanda, traversata Vatnajokull

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"Mi oriento con il sole, controllando solo di tanto in tanto la direzione con il GPS. Camminare verso la luce mi rassicura, sento qualche cosa di simbolico in questa energia che mi guida e verso la quale mi dirigo...

Raggiungo il punto in cui, secondo le indicazioni del GPS, lo scorso anno avevamo dormito. Contrariamente al solito lo raggiungo esattamente; mi pervade una sensazione strana, come se i compagni di allora fossero presenti per un attimo..."




Islanda, traversata solitaria Vatnajokull


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