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di Paolo Mantovani![]() 28 Febbraio è il giorno che aspettavo da più di due mesi! Dopo un avventuroso tratto, percorso con delle motoslitte a causa delle condizioni della neve, sono a Kverkfioll. Sono le 17 passate, ma decido di partire ugualmente preferendo ad unultima notte passata comodamente in rifugio, lisolamento e la tranquillità della mia tenda. Voglio cercare di prendere il ritmo del viaggio il più velocemente possibile. Gli uomini che mi hanno accompagnato fino lì non capiscono. Non è senza un minimo di malcelata emozione che saluto e me ne vado. 1 Marzo Il tempo che fino a questo momento è stato bellissimo comincia a guastarsi. Me lo aspettavo! Faccio fatica ad ingranare, tutti i miei gesti mi sembrano goffi; ogni cosa mi richiede molto più tempo di quello che vorrei. Capisco subito che non riuscirò a d utilizzare gli sci: la salita è troppo ripida per il peso della mia slitta (quasi 80 chili per il mese di autonomia che ho previsto). Fortunatamente la neve lavorata dal vento porta abbastanza bene e posso progredire senza sfondare eccessivamente. La progressione è lenta, ma verso sera sono riuscito a superare i 300 metri di dislivello che mi ero prefissato. Alla fine della giornata sono molto stanco, ma dedico ugualmente un po di tempo a scrivere sul mio diario. Il fatto di essere solo amplifica la mia voglia di comunicare. Lo scrivere mi consente di rivivere le sensazioni e i gesti della giornata, è come se riuscissi a condividerli con persone che non sono fisicamente presenti. 2 Marzo Non ho dormito. Il vento, che da ieri sera soffia sempre più forte mi ha tenuto sveglio per tutta la notte. Metto la testa fuori dalla tenda; almeno per il momento di muoversi non se ne parla. Passo tutta la giornata leggendo e mangiando; nel pomeriggio una breve schiarita mi consente di uscire per fare qualche ripresa. La pressione sta precipitando: da ieri il mio altimetro è cresciuto di quasi 200 metri! Verso sera scopro con orrore che il vento è cambiato di direzione ed ora sta accumulando neve nel luogo dove mi trovo: devo uscire dalla tenda e spalare per più di un ora. Sarà così fino alla mattina, ogni ora e mezza. A casa ho cercato spesso di immaginare limpegno al quale sarei stato sottoposto una volta iniziato il viaggio. Dei giorni mi vedevo lottare con tutte le mie energie per far fronte a situazioni al limite delle mie capacità; altre volte avevo quasi limpressione che in fondo non sarebbe stato nulla di più di una semplice gita. In fondo, la scelta di rinunciare a qualunque forma di comunicazione con il resto del mondo rispondeva ad un bisogno di avventura totale. Adesso che sono passato dallimmaginazione alla realtà, incomincio a capire che certamente il Vatnajokull dinverno non sarà una passeggiata. Mi sento solo; vorrei sentire una voce familiare; invece solo lululato continuo del vento riempie il silenzio della solitudine. Oggi è sabato; penso che a casa è il primo giorno non lavorativo. Non deve essere facile lattesa di chi non può avere alcuna notizia. 3 Marzo Nottata da incubo. La lunga lotta contro la neve che senza sosta si accumula sulla tenda mi ha logorato. Nonostante il tempo continui ad essere pessimo devo andarmene: rimanere qui vorrebbe dire fare ben presto la fine del topo! A causa del peso della neve si rompe uno dei pali della tenda. Penso per un attimo che sia la fine! In una visibilità mai superiore ai 50 metri avanzo quasi alla cieca, confidando nelle indicazioni del mio GPS. Cerco di evitare i crepacci che intravedo intorno. Scavo una truna per garantirmi una buona protezione per questa notte; alla tenda penserò dopo, con calma. I progressi di oggi, nonostante limperversare della bufera, fanno risalire lago del mio ottimismo. Mi sento felice e sono fiero di come sto reagendo alle resistenze che il Vatnajokull mi sta opponendo. Con un chiodo da ghiaccio sono riuscito a riparare il paletto della tenda. 4 Marzo Il vento è leggermente calato ed anche il sole ha fatto la sua apparizione. Il terreno è in salita ma procedo spedito. Oggi sento la mia macchina funzionare a meraviglia; fin troppo. Illuso dalle distanze, che sembrano sempre molto minori di quello che poi sono realmente, prendo un dosso direttamente, anziché aggirarlo. Dopo breve mi ritrovo stanco ed ansimante, con la slitta che mi sembra improvvisamente diventata di piombo. La linea dellorizzonte si abbassa sempre di più. Improvvisamente, una distesa sconfinata di ghiaccio mi appare davanti. Sono solo allinizio della traversata, ma ho la sensazione di essermi lasciato alle spalle una buona parte dei miei problemi. Sono solo. Intorno a me solo ghiaccio e montagne lontane. Mi sento parte integrante del paesaggio; sono calmo, come calmo e immobile è lo spazio che mi circonda. I miei sensi si nutrono di quella stessa solitudine che solo due giorni fa mi spaventava. |
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