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Nalumasortoq, titolo


- introduzione
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La Spedizione

Il 25 maggio 2000, dopo due giorni di traversata marina tra i fiordi e gli iceberg della "Terra verde", e fatta sosta al piccolo villaggio di Nanortalik, i quattro della spedizione
Greenland 2000 hanno posto il campo base sulle rive del fiordo ai piedi della grande parete di Ulamertorsuaq.

Dopo un'ora di preparativi e con gli zaini carichi, hanno poi proseguito la marcia al campo uno, che hanno fissato a tre ore di cammino. Da quel momento in poi è stata una corsa per sfruttare al massimo le condizioni climatiche ottimali.
Ritornati alla base alle dieci di sera la decisione: Francesco e Jerome allestiranno le prime corde fisse alla parete Ovest del terzo pilastro già il giorno seguente (26 maggio), mentre Mario e Giancarlo faranno da spola ininterrottamente dal campo base al campo uno.

L'entusiasmo è alle stelle anche se sono stravolti. A soli tre giorni dalla partenza dall'Italia, i quattro alpinisti hanno già cento metri di corde fisse sulla parete della svettante torre Nalumasortoq. Nei giorni seguenti, a turno, due di loro arrampicheranno, mentre gli altri faranno avanti e indietro per portare materiale sotto la parete.

Nel primo tratto, la cordata italo-francese ha trovato i segni delle soste del tentativo gallese del 1996, fino al sesto tiro dove, su un passaggio difficile che realizzeranno su copperhead, troveranno le ultime tracce dei loro predecessori: un mazzo di microstopper; quello era il luogo dell'incidente che pose fine a quella ascensione.

Il 31 maggio, a pochi passi dalla tendina sotto la parete di Nalumarsortoq, uno spiacevole incidente: Giancarlo Ruffino si infortuna al ginocchio, proprio quando la spedizione doveva sferrare l'attacco decisivo alla cima.
Un attacco ancora più urgente perchè il tempo dopo sei giorni di bello stabile iniziava a dar segni di irrimediabile irrequietudine. Ruffino, dopo tutto il lavoro, la fatica, e l'entusiasmo dei sei giorni d'arrampicata, deciderà a malincuore di rinunciare alla firma di vetta.

Il primo di giugno, alle sette di sera, nella bufera Jerome Arpin, Mario Manica e Francesco Vaudo concluderanno la salita. La prima via alla parete Ovest del terzo pilastro sarà battezzata:
"Non c'è due senza tre".


La parola ai protagonisti

Mario Manica:
"Roccia superba, pulita, con difficoltà fino al 6c e passaggi fino ad A3. la maggior parte dei tiri sono stati realizzati in libera con una minoranza di tratti in artificiale" hanno spiegato gli alpinisti.

"La via dopo i primi tre tiri è molto logica, a tal punto che sembra impossibile che non fosse stata salita prima".
"A parte i primi due tiri in placca, e un nevaio di cento metri, la linea segue sempre il gran diedro che solca tutto il pilastro nel suo centro. Più logica di così si muore".

"Abbiamo arrampicato sempre in fessura e sicuramente la via potrà essere un giorno ripetuta in completa arrampicata libera. Su diciannove tiri aperti, abbiamo utilizzato un unico spit di progressione quasi alla fine del decimo tiro. Avevo visto una clessidra dove fare sosta. Era già abbastanza singolare trovarla su granito. Ma poi mi sono accorto che non dava sicurezza a sufficienza, e così ho dovuto ripiegare sullo spit per proseguire ancora cinque o sei metri e fare la sosta".


I componenti della spedizione:
"Il festeggiamento al campo base è stato degno della salita: salmone pescato a pochi passi dalle tende con la canna da pesca che Francesco si era portato dall'Italia, con contorno di cozze giganti al limone che si trovavano in abbondanza... e birra!"

"In un'era di supermediatizzazione e promozione delle salite alpinistiche ancor prima di averle realizzate, Greenland 2000 aveva stretto un patto ben chiaro: <<non dire gatto finchè non l'hai nel sacco>>, e così abbiamo preferito partire alla volta delle Big Wall groenlandesi senza farci pubblicità".



  
"Non c'è due senza tre": E’ la nuova via aperta dalla cordata italo-francese alla Ovest del terzo pilastro del Mount Nalumasortoq il primo di giugno di quest'anno. 850 metri di sviluppo con difficoltà 6c/A3 sulla straordinaria Big Wall al Tasermiut Fjord, Groenlandia del Sud.


Mario Manica, Nalumasortoq
Mario Manica in arrampicata durante l'apertura della via "Non c'è due senza tre" al pilastro di destra di Nalumasortoq. (Foto Francesco Vaudo).

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