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27/07/2000![]() I numeri e i dati tecnici della mia ultima avventura sullEverest: Lobbiettivo era la traversata Everest-Lhotse ossia la salita in successione della prima e la quarta montagna del pianeta rispettivamente di 8850 e 8516 metri di altezza. Le condizioni erano: assenza di ossigeno e di sherpa, utilizzando lo stile leggero. Eravamo in due, io e Denis Urubko alpinista del Kazakistan amico e compagno di scalate in Pamir e Thien Shan, effettuate lo scorso anno. La novità del nostro progetto era proprio la salita in successione di due colossi di oltre 8000 metri che sono collegati tra di loro da un colle situato a 8000 metri (il Colle Sud). Questo punto e questa quota avrebbero rappresentato il punto di riposo tra una montagna e laltra e noi volevamo essere là, senza bombole ed in completa autosufficienza. Lavvicendamento cronologico della nostra spedizione è passato attraverso parecchie sfortune e disavventure. Maltempo, valanghe, infortuni, furti! La vetta dellEverest è arrivata, sofferta ma voluta a denti stretti, la traversata invece è ancora là che aspetta qualcuno che la realizzi. Noi a causa di tutte le disavventure e delle condizioni quasi impossibili non labbiamo fatta. Ma è del furto che vi voglio parlare. Pensare di essere derubati al campo base dellEverest a 5300 metri di quota dovrebbe essere proprio lultima delle preoccupazioni, dovrebbe Mentre io e Denis Urubko ( il mio compagno davventura ) eravamo a 7300 metri di quota e cercavamo invano di trovare la nostra tendina che una valanga si era presa con i quasi dieci milioni di attrezzature allinterno, qualcuno ha pensato bene di "visitare" la mia tendina al campo base e sottrarre il mio sacco a pelo, uno zaino, macchina fotografica digitale, alimentatore del computer e prendendo a calci il mio telefono satellitare! Ricordo che quel giorno dopo aver lottato con la bufera e la malasorte siamo ritornati al campo base esausti e non è stato fantastico scoprire che non avevo neanche il sacco in cui dormire. Non mi sono chiesto chi, come, perché, ma mi sono solo fatto prestare ciò di cui non disponevo più. Non mi sono neppure arrabbiato, perché non mi riesce facile e non volevo rovinare una quiete che almeno in Himalaya dovrebbe regnare sovrana Il problema di queste scorrettezze è però inevitabilmente generato da una frequentazione che in questi ultimi anni si è fatta alta, e composta sempre più da persone che la montagna l'hanno visto solo in cartolina! Gente che, dunque, non ha interiorizzato valori e sentimenti propri dello stare con la natura, che sono poi gli stessi che ci dovrebbero essere nei rapporti tra gli individui. Per questo non mi scandalizzo e non mi stupisco più di tanto. La facilità con cui oggi ci si sposta e si viaggia ha inevitabilmente interessato anche paesi come il Nepal o il Tibet e ciò che mi è successo al campo base dellEverest non è che il frutto del livello di educazione che esportiamo. |
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